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Portrait



Fin de siècle, 1896. IVO MILAN non esisteva ancora.

Era un'esperienza commerciale faticosa, fatta di carretti e di ricerche lontane di tessuti. C'erano Bellino e poi, nel primo Novecento, Modesto. Una tipica, dura storia di ambulanti all'italiana.

Persone che mettevano serietà e abnegazione nel mestiere, intervallandolo alle ricorrenti e coatte chiamate alle armi, con il solo obiettivo di tornare alle proprie famiglie, garantirne il futuro e gettare le basi perché ogni figlio potesse aprire la propria attività.


IVO MILAN - primo negozio a Rovigo, 1940


 

 

Ivo Milan

 

 

Dalla fine degli anni '40 ai primi anni '80 sono i tempi di Ivo, il figlio più specializzato nella ricerca dei tessuti, dei corredi, delle prime confezioni, dei matrimoni e delle spose, dei doni per fare bella figura, del primo benessere sociale.

«Il tessuto di qualità dura nel tempo.»

«Bisogna conoscere bene ogni fibra, saperne lo sviluppo a seconda della fisicità di chi lo indossa, la sua resa e tenuta.»

Le stoffe non sono tutte uguali: dipende da come le sai osservare e da quanto le hai potute sperimentare e, non da meno, da un intuito che sa prevedere il loro comportamento con l'uso, grazie al delicato equilibrio di trama e ordito.

Gli scontri sui prezzi erano all'ordine del giorno, così come il mercanteggiare di una clientela emergente affacciata alla grande manifattura italiana.

Nasce IVO MILAN, l'orgoglio di un umile imprenditore che, da ambulante in bicicletta a caccia di materie prime introvabili, riesce ad aprire il suo primo negozio.



Orlando e sua moglie Marisa



Tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70 Orlando - figlio di Ivo -, nel pieno del boom economico, stanco di richieste continue e di estenuanti trattative sui prezzi, sposta completamente lo sguardo verso il prêt-à-porter italiano e francese.

In piena rivoluzione sessantottina, tra musica e slanci estetici inediti, a ritmo esplosivo di ogni potenzialità professionale, Orlando dirotta IVO MILAN verso i linguaggi più all'avanguardia del Made in Italy e introduce i grandi brand francesi.

Con la splendida moglie Marisa e collaboratori entusiasti del nuovo orientamento, vive e anticipa ogni corrente: Giorgio Armani, Gianni Versace, Fendi, Yves Saint Laurent, Byblos, Jean Paul Gaultier diventano esperienze di un pubblico più esigente, di una nuova clientela che crede che l'abito possa essere sinonimo di differenziazione espressiva e una conquista da desiderare.



IVO MILAN — Emporio Armani, negozio di Rovigo




IVO MILAN - lookbook Giorgio Armani P/E 1982



IVO MILAN inizia a definirsi con un'identità fortemente innovativa.

Non appena uno stilista riesce a giungere all'apice della propria fama, a essere riconosciuto da un pubblico più allargato, il suo destino all'interno del negozio è segnato.

La ripetitività formale diviene un fattore decisivo nell'abbandonare le collaborazioni; la noia serpeggiante all'interno dello staff e la mancanza di stupore e meraviglia al momento dei nuovi arrivi innescano riflessioni che animano continue ricerche verso linguaggi inediti, spostamenti d'asse e nuove proposte.

L'apertura a Romeo Gigli, a una poetica femminile in netto contrasto con l'austerità essenziale di Armani, accelera l'inarrestabile e irreversibile approccio pionieristico dell'azienda.

Passaggi mai indolori, segnati dall'inevitabile scetticismo conformista di chi diffida delle novità. Defezioni di clienti storici, ma anche più aperte new entry, estasiate di fronte a queste cose mai viste, capaci di rendere una piccola città di provincia un polo di attrazione per chi volesse aggiornarsi e vedere in anteprima assoluta l'esordio di ogni nuovo linguaggio del prêt-à-porter.

Il negozio era ancora a Rovigo e si sviluppava su tre reparti: donna, uomo e il cosiddetto Emporio, rivolto a una clientela più giovane, acquisita con l'esperienza dell'Emporio Armani - il secondo aperto in Italia - e poi trasformato in un canale di sperimentazioni e linee meno formali, da G-Gigli a Kenzo Jungle, da Michiko Koshino a Kansai Yamamoto.


IVO MILAN - Rovigo, vetrina del negozio da donna, Romeo Gigli 1986



Un'esperienza che necessitava di essere costantemente giustificata.

E così vetrine sempre al limite della sfida artistica, che facessero respirare le atmosfere internazionali degli showroom visitati.

Il costante invito alla lettura, indispensabile strumento per fare quel passo in avanti che permettesse un'emancipazione estetica da condizionamenti e conformismi alla «così fan tutti»: libri in esposizione e collaborazioni con le librerie cittadine.

E comunicazioni cartacee, un marketing sempre sul filo della provocazione letteraria, in cui il piano commerciale cedeva volentieri il passo a quello culturale.

 

 

 

E sfilate autoprodotte.

Tutte occasioni per condividere, far comprendere quei mondi dell'abbigliamento poco narrati, sia perché ancora esordienti, sia perché non allineati ai circuiti di una moda di facili consensi, tendenzialmente snob e acritica.



IVO MILAN - Padova, vetrina omaggio ai cent'anni dalla nascita di René Magritte, 1998



Un percorso che, con il trasferimento dell'attività nella città di Padova nel 1996, interseca sempre più quello della cosiddetta scuola giapponese: da Rei Kawakubo/Comme des Garçons - già presente nei negozi di Rovigo - a Yohji Yamamoto, Issey Miyake e Junya Watanabe, Jun Takahashi/Undercover.

Designer capaci di rinnovarsi in modo radicale di stagione in stagione, pur mantenendo solida la propria identità.

Interpreti di una moda che non si riduce a mero business, ma vive in continua e ininterrotta tensione verso il cambiamento, l'innovazione e un'idea estetica che, nella sua complessità formale, si mantiene duratura nel tempo.


 

IVO MILAN - Padova, vetrina Yohji Yamamoto, 2012

 


Radical Fashion

Proprio in quegli anni, per l'esattezza nel 2001, il Victoria and Albert Museum di Londra dedicò un'esposizione ai più importanti esponenti di queste nuove modalità stilistiche, intitolandola appunto Radical Fashion, sottolineando l'elemento di rottura portato da una moda fortemente radicata nell'arte e nel design, oltre il tempo e le scadenze stagionali.

La maggior parte dei protagonisti della mostra erano proprio i giapponesi presenti con ampio respiro nel negozio di Padova, insieme al primo Martin Margiela e Vivienne Westwood, con i loro linguaggi anticonformisti e sperimentali, accolti anch'essi da IVO MILAN.

Per la corrispondenza tra l'assortimento del negozio, le sue linee guida nella selezione dei brand da inserire al suo interno e l'esposizione del Victoria and Albert Museum, Radical Fashion è divenuto il naturale accompagnamento di IVO MILAN.

 

 

Cresciute in negozio, in quella tipica dimensione di famiglia-bottega in cui il fulcro di ogni argomento ruota intorno al lavoro, Sari e Soili, figlie di Marisa e Orlando, rappresentano la quinta generazione dell'attività.

Un testimone ben saldo, nonostante gli alti e bassi attraversati da IVO MILAN e un'amara chiusura del negozio fisico nel 2020. Una sospensione a cui è seguita la perdita di nomi storici: Issey Miyake, Yohji Yamamoto, Rick Owens, Daniela Gregis, assorbiti inevitabilmente da altre boutique presenti in città.

Alla riapertura, nel 2022, dello storico negozio di Padova in via Santa Lucia 73, è poi seguito, nel 2024, il trasferimento nella nobile via Altinate, al civico 149, a fianco della chiesa più antica della città, Santa Sofia.



IVO MILAN Radical Fashion - Padova, vetrina di via Altinate, 2024


Le due sorelle, soprannominate «le IVE», mantengono lo stesso spirito pionieristico di sempre, alla costante ricerca «di ciò che non è mai stato visto prima», sulla traccia che «nulla deve essere di serie»: tutto deve essere diverso da ciò che si vede abitualmente. I tempi nuovi e una quotidianità meno mondana rispetto al passato modulano le ricerche anche verso prospettive più understatement, secondo un adattamento al presente e alle sue necessità in costante evoluzione.